È ora di ribellarsi, no? Nel dibattito pubblico degli ultimi anni è emersa una narrazione perversa che tende a interpretare il presente e il futuro attraverso una lente rigidamente catastrofista. Crisi mondiali, tensioni geopolitiche, apocalissi ambientali e un crescente senso di disillusione occidentale vengono spesso presentati come segnali di un declino inarrestabile, riducendo la complessità del reale a un racconto unico e privo di alternative, fon- dato più sulle percezioni che sui fatti.
In questo libro, Claudio Cerasa smonta i dogmi del pessimismo contemporaneo e analizza i meccanismi che lo alimentano: dall’uso del rancore nel dibattito pubblico alla gogna mediatica, dalle letture distorte della globalizzazione ai sospetti preventivi sull’intelligenza artificiale. E mostra come la frattura ideologica decisiva oggi non sia più fra le tradizionali forze politiche, ma fra chi riconosce nel progresso un motore di libertà e sviluppo – e riesce ancora a ricordarsi del bicchiere mezzo pieno – e chi invece il progresso lo combatte in nome di una presunta purezza morale, alimentando l’industria dell’allarmismo universale.
Ormai il quadro è evidente: non si può par- lare bene dell’Occidente, della tecnologia o del futuro senza rischiare di essere considerati eretici insensibili ai mali della modernità. Ma accettare che una società si fondi sul pessimismo significa creare un terreno fertile per chi, in politica e non solo, vive di risentimento, gioca con le paure e strumentalizza l’agenda del catastrofismo, scommettendo sul mondo percepito e rifiutandosi di fare i conti con una verità difficile da negare: la forza del bicchiere mezzo pieno.
L’antidoto è un appello all’ottimismo ragionato: l’unica difesa credibile per le democrazie occidentali e l’unico metodo capace di di- stinguere tra la realtà dei dati e le distorsioni prodotte dall’amplificazione virale.